Parole, Simboli, Suoni, Immagini

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Il Giardino dell'Autore

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Sergio Balìa_video dell'Autore

Sergio Balìa: una Voce nei Millenni

 

Ospiti - Sergio Balìa: una Voce nei Millenni - testi, foto e video di Bruno Lombardi

 

Suonatore e costruttore di strumenti musicali Sardi a fiato di canna, Sergio Balìa vive a Donìgala Fenughedu ripercorrendo i Suoni, i Gesti e le Voci di quella musica sarda che si estende nel corso dei Millenni. Gli strumenti musicali sardi ritrovano la loro immagine nella storia, grazie anche alla bronzettistica figurata sarda: nelle vicinanze del paese di Ittiri è stata rinvenuta la rappresentazione di un suonatore con tre canne in bocca, delle quali una è più lunga delle altre due. Non è stata ancora accertata l'origine delle Launeddas e de Su Sulittu; ma si può certamente riscontrare in altre culture dell'antichità, la presenza di strumenti a fiato simili, dovuto alla possibilità/necessità di proporre le proprie melodie da una semplice canna. Certamente le Launeddas hanno in sé delle peculiarità che non si ritrovano in altri strumenti di indubbio fascino ed espressione, come la cornamusa. Dal canto mio, ed approfondirò in un altra sede quel che sto per dire, ritengo il bronzetto denominato Suonatore di Launeddas, come Simbolo della Memoria di ogni sardo; una Memoria che oltrepassa lo Ieri, riflettendosi nei nostri giorni come Immagine da non dimenticare, ma da riporre nelle stanze dei nostri Cuori.

 

Benvenuto Sergio, come Ospite del mio Giardino. Comincia col dirmi della tua Nascita come costruttore e suonatore >>> La mia è una storia travagliata come suonatore e costruttore. Mi son innamorato delle launeddas alla festa del mio paese Donigàla, dove Giuanniccu Lai di Cabras, allora ragazzo, suonava canzoni, a Ballu, dalle 4 del pomeriggio fino a tarda serata con una grande passione. Io ero un bimbo di dieci anni, e sedutomi di fronte a lui su di un sacco, lo ascoltavo talmente tanto che mi son addormentato; i miei genitori, nel mentre, mi cercavano disperati. Quel suono del bordone delle Launeddas, che poi ho scoperto fosse un Sol, è entrato nelle mie orecchie per poi non lasciarle più. Ricordo che, nonostante avessi iniziato a lavorare come manovale a 13/14 anni, dicevo a Giuannicu Lai:- "Fammi usare lo strumento". Non conoscevo neanche il nome delle Launeddas, e Giuannicu rispose:- "Si, tra qualche anno, appena un po' più grandicello". Subito dopo qualche periodo di tempo son emigrato a Torino con mio padre, per lavorare un anno e mezzo in fonderia, perdendo il contatto con il mondo della mia terra. Al mio rientro in Sardegna, avevo 16 anni e mezzo, andai subito a cercare Giuannicu Lai, e la notizia della sua morte mi rattristò tantissimo, perché oltre ad esser una bravissima persona, veniva a mancare un punto di riferimento importantissimo nel panorama delle Launeddas. Giuannicu Lai, nonostante sia deceduto molto giovane, resta una delle massime espressioni musicali mai viste. Trovandomi spiazzato dalla morte di Lai, mi avvicinai al primo strumento all'età di 21 anni: ero ormai troppo grande; però, come vedi, tutto quel che le Launeddas rappresentavano, si è sempre tenuto vivo in me. A 21 anni lavoravo come muratore e mi dedicavo come potevo allo strumento; le lezioni prese da Sig. Daniele di Cabras, han dato il loro prezioso contributo perché potessi suonare le Launeddas, anche per un' ora e mezzo. Dopo poco tempo, avevo 23 anni, mi sposai ed emigrai nuovamente: altra battuta d'arresto di 6 anni per le Launeddas. Verso i 30 anni, decisi che dovevo esprimere una volta per tutte, quel che avevo dentro; cominciai a costruire pian piano i miei primi strumenti, e da sette anni a questa parte ho condotto la mia passione portando i miei lavori in giro per la Sardegna.

Sergio Balìa_video dell'AutoreLe Launeddas: Antiche Voci

 

Parlami delle Launeddas, Sergio >>> Bruno, le Launeddas son classificate nella famiglia dei Clarini; lo strumento è formato dall'ancia che viene denominata Sa Cabizzina o Su Cabizzinu, mentre nella mia zona la chiamano Su Linguaccio. Si passa poi a Su Basciu o bordone, e consiste in una nota fissa. Abbiamo poi le due canne melodiche, coloro che svolgono la melodia, distinte in Su Tumbu e Sa Mancosa Manna; la prima è costituita anch'essa da una seconda parte detta S'Anzetta, termine utilizzato nella zona del Sarrabus e nel Campidano di Cagliari, mentre nelle mie parti è utilizzato il termine Coetta. Sa Mancosa Manna è composta, in questo caso di un fiorassiu in sibemolle, da quattro fori che vengon modulati dal suonatore, giocando in contrappunto con Sa Mancosedda; Mancosa Manna e Mancosedda svolgono tra loro svariate melodie, chiamate Is Nodas da dove si forma in seguito la scala di uno strumento. Le melodie fiorassiu, punt'e organu, mediana, hanno tutte delle scale musicali comletamente diverse; il ballo de Su Fiorassiu è costruito in una certa maniera, mentre quello de Sa Fiuda in un altro modo... e così via. Ma la bellezza delle Launeddas dove si esprime? >>> Dovendo fare una suonata in sibemolle o un Fiorassiu in sibemolle, e faccio una suonata con un Fiorassiu in La, o in qualsiasi tonalità lo faccia, la posizione delle mie mani non viene cambiata per ottenere le stesse note, poiché la struttura dello strumento fa in modo che la melodia, abbia la libertà di esprimersi e quindi di ottenere differenti tonalità. La successione ininterrotta della Respirazione è fondamentale nell'utilizzo delle Launeddas >>> È necessario che sia così, perché a differenza di altri strumenti più semplici, le Launeddas hanno due canne melodiche con dieci fori, che agiscono di contrappunto l'una all'altra nelle differenti espressioni melodiche proposte al momento; la respirazione continua, serve anche nel sostenere la nota fissa del Bordone. Le canne quanto tempo necessitano di essicazione, prima di poterle lavorare? >>> Quasi due anni; alcune si possono lavorare anche dopo due anni dal momento del loro taglio. Dimmi come si ottiene un'ancia di Launeddas >>> E' sicuramente la parte più impegnativa della costruzione delle Launeddas; solo dopo una buona esperienza, non di certo poco tempo di praticantato, si arriva ad ottenere una buona ancia per lo strumento.

Sergio Balia_video dell'AutoreSu Sulittu: il Suono e la Memoria

Sergio, son sempre stato affascinato, poiché l'ho conosciuto, da Su Sulittu; so che ne costruisci e lo suoni >>> Nel Campidano viene chiamato Pippaiolu e questo strumento si suona dal Logudoro sino a Cagliari; si tratta di un tubo di canna avente nel mezzo un nodo naturale. In Barbagia troviamo Su Sulittu costruito da un unico pezzo di canna che presenta il nodo all'estremità inferiore dello strumento. Il materiale da costruzione proviene da cannicciati antichi; io stesso possiedo flauti/sulittu costruiti con canne del 1880/85. Sono canne robustissime che hanno un suono, una melodia splendida.

 

 

 

Ringrazio Sergio Balìa e la sua Famiglia per aver permesso la realizzazione di questo documento.

Bruno Lombardi *

*= vietata ogni riproduzione scritta e fotografica senza autorizzazione dell'Autore

 

 

 

 

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